Il libro è un oggetto ricchissimo di significati che vanno oltre il suo contenuto particolare: simbolo millenario assoluto di conoscenza, oggetto preziosissimo e riservato a pochi (anche per questioni legate all'alfabetizzazione di massa) fino al XVIII secolo, strumento di trasmissione di idee e cultura.
Ma se il libro fosse pensato da chi lo scrive come qualcosa di impossibile da leggere ma comunque in grado di trasmettere un messaggio? Magari un libro scritto in un alfabeto indecifrabile o addirittura del tutto privo di parole o illustrazioni?
Nel 1981 Luigi Serafini pubblica il Codex Serafinianum, un libro che sembra un’enciclopedia… ma in realtà è tutt’altro. Lo ha iniziato a scrivere alla fine degli anni ’70, inventando da zero sia il linguaggio che l’universo che racconta. Il risultato è un oggetto straniante e affascinante, composto da pagine piene di figure impossibili — piante che si trasformano, macchine senza logica, creature ibride — accompagnate da un testo incomprensibile.
Serafini ha raccontato di non aver mai voluto dare una vera chiave di lettura: l’idea era proprio far provare al lettore adulto la stessa sensazione di quando, da bambini, si sfogliava un libro senza ancora saper leggere.
Ancora più diretto è il lavoro di Bruno Munari con i suoi Libri Illeggibili: qui le parole spariscono del tutto. Restano solo i materiali, i colori e i tagli. Munari, che è stato uno dei designer italiani più influenti del Novecento, ha lavorato per tutta la vita sul rapporto tra gioco, creatività e apprendimento, soprattutto pensando ai bambini. Non a caso, questi libri nascono anche come provocazione: togliere il testo per dimostrare che un libro può comunicare comunque, attraverso il ritmo delle pagine, le trasparenze, le sorprese tattili. Alcuni hanno buchi, altri carte di diverso peso o formati irregolari e in questo modo ogni pagina è un’esperienza unica e distinta dalle altre.
Morale? Non tutto deve essere spiegato per funzionare: a volte è proprio il mistero a coinvolgerci di più, perché quando smettiamo di capire tutto iniziamo davvero a immaginare.



